Clima motivante e benessere dei giovani calciatori: il ruolo di allenatori, genitori e compagni
- Sergio Costa
- 6 ore fa
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C'è qualcosa che non compare nelle statistiche, non si misura con il cronometro e non appare nei risultati del weekend. Eppure può fare la differenza tra un ragazzo che vive il calcio come un'opportunità di crescita e uno che, lentamente, perde entusiasmo e desiderio di giocare.
È il clima motivazionale. Un clima fatto di parole, sguardi, aspettative, feedback e relazioni. Un ambiente che si costruisce quotidianamente nello spogliatoio, in campo, sugli spalti e a casa.

Negli spogliatoi, in campo e persino a casa, ogni parola e ogni gesto costruiscono un “clima”. Un clima che non si vede, ma che determina come il ragazzo vive lo sport: se come un luogo di crescita o come una fonte di pressione.
Uno studio recentemente pubblicato su Frontiers in Psychology da Martínez-González e colleghi ha cercato di comprendere proprio questo: come i giovani calciatori percepiscono il clima creato da allenatori, genitori e compagni e in che modo tale percezione influenzi il loro benessere psicologico, la motivazione e il desiderio di continuare a praticare sport.
Il clima non dipende solo dall'allenatore
Per molti anni il concetto di clima motivazionale è stato associato quasi esclusivamente al comportamento dell'allenatore.
La ricerca più recente, invece, suggerisce una prospettiva più ampia: il giovane atleta vive contemporaneamente tre ambienti relazionali, tutti in grado di influenzarne l'esperienza sportiva:
l'allenatore;
i genitori;
i compagni di squadra.
Ciascuno può generare due tipi di ambiente:
Empowering, quando favorisce autonomia, impegno, sostegno e fiducia. Il ragazzo sente di poter sbagliare, sperimentare e crescere;
Disempowering, quando impone controllo, confronto, critica o paura di sbagliare. In questo caso il giovane atleta può iniziare a vivere il calcio come una fonte di pressione piuttosto che come un'opportunità di sviluppo.
Quattro profili di giovani atleti
Dall’analisi su oltre mille calciatori emergono quattro profili motivazionali:
Clima empowering condiviso: tutte le figure (coach, genitori, compagni) promuovono apprendimento e rispetto. → I ragazzi mostrano il più alto livello di benessere e motivazione autonoma.
Empowering solo dall’allenatore: il coach sostiene, ma genitori o compagni restano competitivi. → Buona motivazione, ma più tensione. L'ambiente è percepito come controllante e orientato principalmente al risultato.
Clima misto: Allenatori, genitori e compagni possono essere a volte supportivi e a volte fortemente orientati al controllo e al risultato → Alta confusione motivazionale, il ragazzo riceve messaggi contrastanti. I risultati mostrano che la presenza di elementi disempowering riduce i benefici degli aspetti positivi del clima, limitando il funzionamento ottimale dell'atleta.
Clima disempowering globale: tutte le fonti orientate alla prestazione. → Più ansia, burnout e rischio di abbandono sportivo. Non c'è una forte pressione, ma manca anche un coinvolgimento realmente supportivo. Il rischio è quello di creare un ambiente neutro, poco stimolante e poco significativo per la crescita del giovane atleta.
L’allenatore come regolatore del sistema
Anche se le pressioni familiari o sociali non mancano, il clima creato dall’allenatore rimane il fattore più determinante. Quando il coach promuove autonomia, collaborazione e senso di appartenenza, riesce a neutralizzare parte della pressione esterna.
In questo senso, l’allenatore agisce come “regolatore motivazionale”: la sua coerenza e il suo stile diventano un modello per genitori e compagni. Non soltanto per ciò che insegna dal punto di vista tecnico o tattico, ma soprattutto per il modo in cui comunica, corregge gli errori e interpreta il significato dello sport. Può influenzare il comportamento dei compagni, favorire un dialogo più costruttivo con le famiglie e creare un ambiente in cui il ragazzo si senta libero di imparare senza la paura costante di sbagliare.
Genitori e compagni: alleati o detonatori?
Lo studio evidenzia un dato chiave: la coerenza dei messaggi educativi. Quando allenatori e genitori trasmettono valori diversi (uno parla di crescita, l’altro di vittoria), l’atleta percepisce insicurezza e ambivalenza.
I compagni di squadra, invece, influenzano la sfera emotiva: un gruppo che coopera e si sostiene protegge dal burnout e favorisce resilienza. Un gruppo competitivo o ironico amplifica invece la paura di fallire.
Quando famiglia e allenatore condividono valori e obiettivi educativi, il ragazzo percepisce maggiore sicurezza e coerenza. Al contrario, messaggi contrastanti possono generare confusione:
l'allenatore parla di crescita;
il genitore insiste sul risultato;
il compagno giudica chi sbaglia.
L'atleta si trova così a navigare tra aspettative differenti, spesso incompatibili tra loro.
Il ruolo dello psicologo dello sport
Lo psicologo può diventare ponte e facilitatore tra i tre contesti, aiutando a:
allineare gli obiettivi di allenatore, genitori e atleti,
insegnare modalità comunicative empowering,
sviluppare routine di feedback che rinforzino fiducia e autonomia,
costruire consapevolezza emotiva nei ragazzi e negli adulti di riferimento.
Perché la motivazione non è un talento individuale, ma un ambiente che si costruisce insieme.
Per concludere, il funzionamento ottimale nello sport nasce da un clima condiviso di fiducia, apprendimento e rispetto reciproco. Allenatori, genitori e compagni non sono tre mondi separati, ma tre voci dello stesso coro: se suonano in armonia, la motivazione cresce; se stonano, anche il talento più brillante fatica a emergere.
Che clima si respira nella tua squadra?
Allenatori, genitori e dirigenti hanno un ruolo fondamentale nel costruire ambienti che favoriscano benessere, motivazione e crescita personale.
La domanda, infatti, non è soltanto: "Quanto è bravo questo ragazzo?"
Ma forse, dovrebbe essere: "Che tipo di ambiente stiamo costruendo intorno a lui?"
Se vuoi approfondire questi temi o organizzare incontri formativi per società sportive, allenatori o famiglie, puoi contattarmi per progettare insieme interventi di psicologia dello sport orientati allo sviluppo di contesti realmente empowering.
Bibliografia
Martínez-González, N., Atienza-González, F. L., González-García, L., & Balaguer, I. (2025). The motivational climate perceived by young soccer players regarding their coaches, parents, and peers on sport optimal functioning: a cluster analysis. Frontiers in Psychology, 16, Article 1564391.
Articolo completo su Frontiers in Psychology
Duda, J. L., Balaguer, I., & Appleton, P. R. (2024). Empowering and Disempowering Coach-Created Motivational Climates. In Social Psychology in Sport.
Appleton, P. R., & Duda, J. L. (2016). Examining the interactive effects of coach-created empowering and disempowering climate dimensions on athletes’ health and functioning. Psychology of Sport and Exercise, 26, 61–70.
Castillo-Jiménez, N., et al. (2022). Empowering and Disempowering Motivational Climates as Predictors of Enjoyment, Motivation and Intention to Continue in Youth Soccer. International Journal of Environmental Research and Public Health, 19(2), 896.




