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Genitori e Arbitri: come ridurre le tensioni fuori dal campo

Tribune piene, voci che si accavallano, proteste, applausi, sguardi tesi. In molti sport giovanili, il bordo campo è diventato un luogo di emozioni forti — e spesso di tensioni. Un recente studio pubblicato su Managing Sport and Leisure (Webb & Knight, 2025) ha analizzato proprio questo: il rapporto fra genitori-spettatori e arbitri, e come costruire un clima più rispettoso e formativo per tutti.


conflitto arbitri genitori

Perché nascono i conflitti

L’analisi delle interviste a 17 genitori e 17 arbitri di vari sport (calcio, rugby, basket, hockey) mostra che le tensioni derivano da una divergenza di significati:

  • 👨‍👩‍👧‍👦 I genitori vedono l’intervento verbale (un consiglio, un richiamo, un urlo di incoraggiamento) come una forma di partecipazione affettiva;

  • 🧑‍⚖️ Gli arbitri, invece, lo vivono come una sfida alla propria autorità o come mancanza di rispetto.


👉 Stesso comportamento, due letture opposte. Ed è da questo malinteso che fa iniziare la spirale del conflitto.


Gli autori parlano di contagio emotivo: una protesta isolata genera reazioni a catena. Un genitore urla, altri lo seguono. L’arbitro si irrigidisce, gli atleti percepiscono tensione, e l’ambiente diventa esplosivo.

Molti arbitri, soprattutto giovani, riferiscono di sentirsi soli e non protetti, costretti a gestire emozioni forti senza strumenti o supporto. Non si tratta solo di educazione: si tratta di sicurezza emotiva. Queste situazioni sono confermate anche dai lavori di Brodeur, Schellenberg & Tamminen (2024), dove attraverso uno studio nell'hockey, hanno provato a capire perché alcuni genitori, pur mossi da amore e passione, finiscono per superare il limite.


Proprio per questi motivi, il messaggio più importante dello studio è chiaro: “Il rispetto non si insegna dopo il conflitto, si costruisce prima del fischio d’inizio.”


Ma come? Attraverso azioni preventive e condivise:

  1. 🗣️ Breve incontro pre-gara fra arbitro, allenatore e genitori per spiegare tono, regole e valori;

  2. 🎓 Formazioni congiunte che mostrino il punto di vista reciproco (ad esempio, video o role-play);

  3. 🤝 Figure di mediazione (psicologi dello sport) che aiutino a gestire situazioni delicate;

  4. 🧘 Training emotivo per arbitri e genitori: saper riconoscere e regolare le proprie reazioni.


Il ruolo delle organizzazioni sportive

Le federazioni e le società hanno un compito cruciale: creare politiche di rispetto condivise, visibili e concrete. Serve passare dai semplici slogan (“Fair Play”, “Respect”) a programmi educativi continuativi, che uniscano:

  • sanzioni formative (non punitive),

  • campagne di sensibilizzazione,

  • coinvolgimento di psicologi dello sport e tutor educativi.


Gli autori, ed anche il sottoscritto, evidenziano la responsabilità dei club e degli allenatori nel mediare il rapporto tra tribune e campo. Non basta chiedere rispetto: serve che le società sportive promuovano attivamente un clima di dialogo, stabilendo regole condivise di comportamento e intervenendo quando i confini vengono superati. L’allenatore, in particolare, può fungere, insieme allo psicologo dello sport, da ponte educativo tra genitori e ufficiali di gara.


Nello specifico, lo psicologo dello sport può aiutare a:

  • formare arbitri e genitori alla consapevolezza emotiva;

  • progettare interventi di comunicazione relazionale prima e dopo le partite;

  • sostenere gli ufficiali di gara nelle fasi di stress e post-conflitto.

Perché il rispetto non nasce solo da regole, ma da relazioni allenate alla comprensione reciproca.


La tribuna e il campo non sono mondi separati: sono due parti dello stesso gioco. Quando genitori e arbitri imparano a riconoscersi come alleati nella crescita dei giovani, l’ambiente sportivo diventa un luogo educativo — non competitivo — anche fuori dal rettangolo di gioco.


Una parte interessante dello studio riguarda anche il dopo partita: molti episodi di tensione continuano online, nei commenti o nei gruppi di genitori. Educare alla comunicazione rispettosa significa anche imparare a gestire le emozioni nel digitale, dove l’anonimato amplifica giudizi e critiche. Il rispetto, oggi, si gioca anche dietro lo schermo e diventa necessario avere un messaggio condiviso, dentro e fuori dal campo.


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Bibliografia

Webb, T., & Knight, C. J. (2025). Sports officials and parents as spectators: Diffusing tensions on the sidelines. Managing Sport and Leisure.

Knight, C. J., & Holt, N. L. (2014). Parenting in youth sport. Routledge.

Mellick, M. C., & Fleming, S. (2022). Officials’ wellbeing and the social climate of sport. International Journal of Sport Policy and Politics.

Harwood, C. G., & Knight, C. J. (2015). Parenting expertise in sport. Psychology of Sport and Exercise.

Webb, T. (2017). Referees, match control and the management of emotions. Palgrave Macmillan.

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