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L'effetto della fatica fisica e mentale sull’anticipazione visiva

Anticipare un colpo o una giocata, cioè ad esempio giudicare l'esito prima che la palla lasci la mano del lanciatore o esca dalle corde della racchetta, è un elemento fondamentale per rispondere in modo efficace in quegli sport dove i limiti di tempo e le velocità estreme sono associate a compiti di intercettazione, come la battuta nel cricket o la risposta nel tennis (Müller & Abernethy, 2012; Runswick et al., 2020).


Per eseguire l'attività con successo, i ribattitori esperti utilizzano una combinazione di informazioni contestuali e segnali cinematici (Runswick et al., 2020). Le informazioni contestuali, derivate da fonti come il posizionamento dell’avversario o il punteggio della partita, sono associate all'elaborazione cognitiva di alto livello poiché sono guidate da esperienze precedenti e dalla probabilità di diversi potenziali esiti di eventi (Murphy et al., 2016; Runswick et al., 2018a). I segnali cinematici, invece, come la rotazione della spalla o la flessione del polso dell’avversario, probabilmente coinvolgono processi cognitivi di livello inferiore con l'esecutore che raccoglie e utilizza tali segnali per prendere una decisione (Cocks et al., 2015; Ward et al., 2002).


Ma cosa succede durante una gara, quando i giocatori sperimentato livelli crescenti di affaticamento, sia fisico che mentale? Viene influenzato il processo di anticipazione (Murphy et al., 2023)?


Sebbene esistano risultati contrastanti (ad esempio, Moreau & Chou, 2019), i ricercatori hanno proposto una relazione a U invertita tra l'intensità dell'esercizio e le prestazioni cognitive (Chang et al., 2012; McMorris, 2021), dove gli esercizi con intensità moderata e alta possono comportare rispettivamente un miglioramento o un peggioramento della prestazione. Infatti, l’esercizio fisico produce cambiamenti metabolici, circolatori e neuro-ormonali (Ide & Secher, 2000; Ogoh et al., 2014; Seifert & Secher, 2011), che a loro volta portano ad una maggiore attivazione cerebrale in regioni tra cui, ma non limitate a, memoria di lavoro, percezione e attenzione (Purves et al., 2001). Mentre a intensità moderata, gli aumenti dell’attività cerebrale sembrano migliorare le prestazioni cognitive, ad alta intensità è stato osservato un calo delle prestazioni, attribuito alle risorse limitate del cervello (Dietrich & Audiffren, 2011; McMorris, 2021; Murphy et al., 2023).


Alder e colleghi (2019), attraverso un protocollo di esercizi intermittenti specifici per il badminton, hanno evidenziato che la capacità dei giocatori esperti di badminton di cogliere segnali cinematici per anticipare i colpi diminuiva sotto un carico fisiologico elevato, mentre i risultati di Murphy et al. (2023) suggeriscono una capacità ridotta di utilizzare informazioni contestuali ma una maggiore capacità di utilizzare spunti cinematici durante lo sforzo fisico e mentale.


La Teoria dell'efficienza dell'elaborazione (PET; Eysenck & Calvo, 1992), proposta per spiegare l'effetto dell'ansia sulla prestazione, suggerisce che l'aumento del carico di lavoro potrebbe essere compensato dedicando più sforzo mentale al compito, ma solo fino a un certo punto. Questo vale a dire, che avviene un mantenimento dell'efficacia delle prestazioni ma una riduzione dell'efficienza di elaborazione delle stesse.


La Teoria del Controllo Attenzionale (ACT; Eysenck et al., 2007) suggerisce che, oltre a influenzare l’efficienza dell’elaborazione in misura maggiore rispetto all’efficacia della prestazione (in linea con la PET), in condizioni di ansia, le risorse attenzionali sono dirette verso stimoli legati alla minaccia. Di conseguenza, si verifica uno spostamento dall’attenzione diretta all’obiettivo a quella guidata dallo stimolo, il che implica che la capacità di impegnarsi in processi cognitivi di livello superiore e inferiore è rispettivamente compromessa e migliorata (Corbetta & Schulman, 2002; Eysenck et al., 2007).


Ad esempio, Cocks e colleghi (2015), attraverso un esperimento nel tennis, hanno dimostrato che l’ansia portava a un calo significativo nell’accuratezza delle risposte quando venivano presentate solo le informazioni contestuali. Nondimeno, le prestazioni rimanevano invariate se erano disponibili i segnali cinematici. Poiché le informazioni contestuali e cinematiche sono associate rispettivamente all'elaborazione cognitiva di livello superiore e inferiore, i ricercatori hanno suggerito che l'ansia causava il disimpegno del controllo attentivo diretto allo scopo a favore di quello guidato dallo stimolo.


Tuttavia, questi dati non vengono confermati dal lavoro di Murphy e colleghi nel cricket (2023), i quali evidenziano una migliore anticipazione quando i giocatori sono attivi piuttosto che a riposo; quindi, i battitori dovrebbero impegnarsi in esercizi specifici del cricket immediatamente prima del match per migliorare la loro performance. Inoltre, nel presente esperimento, la capacità di utilizzare segnali cinematici è stata migliorata sotto un carico fisiologico elevato, mentre le prestazioni sono diminuite quando vi erano informazioni contestuali.


Questi risultati sembrano suggerire che dirigere l’attenzione verso le informazioni cinematiche, piuttosto che verso le informazioni contestuali, potrebbe rivelarsi una strategia efficace per sostenere la prestazione nei periodi di fatica, sia fisica che mentale.


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Bibliografia

Per tutti i riferimenti bibliografici consultare l’articolo “The Effect of Domain-Specific Exercise on High- and Low-Level Cognitive Processing During Anticipation”.

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