Allenare la comunicazione: un esercizio pratico per allenatori
- Sergio Costa
- 6 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Allenare non significa soltanto insegnare un gesto tecnico, ma comunicare, sempre. Ogni parola, ogni pausa, ogni gesto, ogni distanza contribuisce a costruire la relazione con l’atleta e a influenzarne prestazione, sicurezza e apprendimento.
Eppure, la comunicazione è spesso uno degli aspetti più sottovalutati nel lavoro dell’allenatore.
📘 Dalla teoria alla pratica: l’ispirazione

Questo lavoro nasce anche da una riflessione sviluppata all’interno del libro “Prima del fischio d’inizio”, in cui abbiamo approfondito come, nei contesti sportivi, la qualità delle relazioni e della comunicazione rappresenti una delle leve più importanti per la performance e il benessere.
Nel libro emerge chiaramente un concetto chiave: non è solo ciò che facciamo, ma come stiamo nelle relazioni a fare la differenza. Partendo da questo spunto – e da un esercizio già presente nel libro – ho voluto adattarlo e trasformarlo in un’esperienza concreta da proporre in campo con gli allenatori, lavorando in modo mirato sulle diverse componenti della comunicazione.
L’esercizio: comunicare senza vedere
Durante un incontro formativo con i maestri, ho proposto un’attività semplice ma estremamente efficace.
Ho costruito un piccolo percorso ad ostacoli, utilizzando palline e riferimenti sul campo. Nella versione iniziale il percorso era semplice, per poi aumentare progressivamente la difficoltà e modificare il contesto. Un partecipante veniva bendato, mentre un compagno aveva il compito di guidarlo lungo il percorso.
L’obiettivo apparente era attraversare il percorso senza toccare gli ostacoli.
Il vero obiettivo, però, era osservare e sperimentare la comunicazione.
Le varianti: cambiare il modo di comunicare
L’esercizio è stato ripetuto più volte, modificando ogni volta le modalità comunicative:
solo attraverso le parole
solo attraverso il contatto fisico
solo con gesti e movimenti
combinando più canali (uno gesticola, uno traduce)
modificando tono, ritmo e volume, o anche disturbando la comunicazione dell’altro
introducendo momenti di silenzio o domande
Ogni variazione cambiava radicalmente l’esperienza.
Cosa è emerso
L’aspetto più interessante non è stato “riuscire o non riuscire” nel percorso, ma ciò che è emerso nel confronto post esercizio e in quello finale.
I maestri e preparatori atletici hanno evidenziato come la comunicazione non influenzi solo il risultato finale, ma tutto il processo: la fiducia, il senso di sicurezza, la capacità di lasciarsi guidare e il livello di responsabilità percepita. In particolare, sono emersi alcuni elementi ricorrenti:
maggiore sicurezza quando la comunicazione era chiara e coerente
confusione quando i segnali erano incongruenti
maggiore fiducia quando veniva percepita presenza (anche senza parole)
difficoltà nei momenti di silenzio non guidato
In altre parole, è emerso ciò che spesso accade anche in campo: l’atleta non reagisce solo a ciò che l’allenatore dice, ma a tutto ciò che comunica. E quando le cose non funzionano come dovrebbero, bisogna fermarsi un attimo e fare il punto della situazione per capire cosa sta andando bene e cosa, invece, migliorare.
🗣️ Oltre le parole: le componenti della comunicazione
L’attività ha permesso di lavorare in modo concreto sulle diverse dimensioni della comunicazione:
verbale: parole
paraverbale: tono, volume, ritmo
non verbale: mimica, postura, prossemica (distanza), aptica (contatto), gestualità
silenzio
Proprio queste componenti – soprattutto quelle non verbali e paraverbali – sono spesso le meno consapevoli, ma le più impattanti. Il lavoro si è quindi concentrato su due aspetti fondamentali:
quanto siamo consapevoli di come comunichiamo;
quale impatto ha la nostra comunicazione sull’altro (e su noi stessi).
Per questi motivi, uno dei passaggi più importanti dell’attività è stato il momento di riflessione, affrontato attraverso domande semplici come:
“Cosa ti ha aiutato di più?”
“Quando ti sei sentito in difficoltà?”
“Cosa pensavi di comunicare… e cosa è arrivato davvero?”
Tale momento ha aperto uno spazio di consapevolezza molto potente, ed è qui che la formazione diventa trasformazione. Perché la comunicazione non si impara solo leggendo o ascoltando.Si impara facendola, osservandola, riflettendoci sopra. E soprattutto… sperimentandola.




