Cosa c'entra la psicologia con il fantacalcio?

Sono oltre 20 anni che non mi “godo” un fine settimana, che passo ogni estate a studiare le rose del campionato di Serie A, che spulcio nei weekend gli aggiornamenti delle partite e mi viene il sangue amaro, e finalmente ho capito il perché, o meglio, me lo dice la scienza, e nello specifico uno studio condotto dalla Nottingham Trent University e pubblicato sulla rivista Human Behavior and Emerging Technologies.


Sono infatti oltre 20 anni che il tifo per la mia squadra del cuore si è andato a incrociare con quello per i giocatori della mia fantasquadra (sempre del cuore, ma ogni anno diversa), disseminati nell'intera Serie A, in un puzzle diabolico che raddoppia inevitabilmente i modi di cominciare la settimana: bene o male, fantabene o fantamale.


Ma andiamo con ordine...

Fantacalcio

Cos’è il fantacalcio e quando è nato ?

Il Fantacalcio è stato inventato nel lontano 1990 da un giornalista italiano, Riccardo Albini, che, ispirandosi a un passatempo USA basato sul baseball (Fantasy Baseball), l’ha portato in Italia. I fantasy sport sono giochi online in cui una persona è in grado di creare la propria squadra virtuale di giocatori per ottenere punti e competere contro altre persone, che siano amici o perfetti sconosciuti. I punti, però, vengono guadagnati (o persi) a seconda delle prestazioni dei giocatori scelti nel "mondo reale". Ad esempio, nel fantacalcio la scelta di inserire nella propria formazione un giocatore che segna un gol o ottiene un assist viene premiata con un importo predeterminato di punti, mentre un giocatore che prende un cartellino rosso o realizza un autogol è associato a una perdita di punti. In linea generale, l'obiettivo è quello di ottenere il maggior numero di punti o di segnare più goal, in base alle differenti versioni o formati di fantacalcio (Wilkins et al., 2021).


Secondo i dati ufficiali in Italia questo gioco coinvolge oltre 6 milioni di persone (più dei 4 milioni che “praticano” calcio), con oltre 16 milioni di squadre virtuali iscritte a tornei ufficiali e ufficiosi, nonché con un fatturato diretto di circa 12 milioni di euro a stagione. Una cifra inferiore ad altri paesi nonostante l’Italia sia il secondo “fanta” mercato dopo il Regno Unito, riuscendo a creare un vero e proprio linguaggio estremamente codificato, condiviso e rispettato nel popolo dei fantallenatori, da custodire e tramandare di generazione in generazione.


Ma cosa ci dice la scienza ?

Pochissimi sono gli studi che si sono interessati al fantacalcio, malgrado la crescente popolarità e importanza del gioco, la ricerca infatti si è più concentrata su altri fantasy sport, piuttosto che su domini simili come i videogiochi, il gioco d'azzardo e l'uso di Internet.