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La differenza tra un arbitro bravo e uno di alto livello

Quando pensiamo all'allenamento di un arbitro di calcio immaginiamo quasi sempre corsa, ripetute, test atletici e preparazione fisica. È normale: un arbitro percorre anche 10-12 chilometri durante una partita e deve prendere decine di decisioni in pochi istanti.

Eppure, la domanda è un'altra.


arbitro calcio

Cosa distingue davvero un arbitro di alto livello da uno semplicemente bravo?

La risposta arriva da uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology da Giske, Haugen e Johansen (2016), che ha coinvolto 171 arbitri di calcio appartenenti ai livelli élite e sub-élite. L'obiettivo non era capire chi corresse di più, ma come gli arbitri preparassero la propria mente durante la settimana.


I risultati raccontano una storia interessante: gli arbitri migliori non si limitano ad allenare il corpo. Allenano soprattutto il modo di pensare.


La partita inizia molto prima del fischio d'inizio

Per un arbitro esperto la gara non comincia quando entra sul terreno di gioco, inizia nei giorni precedenti.

Comincia durante un allenamento in cui immagina situazioni critiche, mentre rivede un video della partita precedente, quando ripensa a una decisione dubbia oppure quando costruisce una routine mentale per affrontare la pressione.


Questa preparazione invisibile rappresenta una delle principali differenze rispetto agli arbitri di livello inferiore. Lo studio mostra infatti che gli arbitri élite dedicano con regolarità tempo a:

  • visualizzazione mentale delle situazioni di gara;

  • self-talk per gestire concentrazione e fiducia;

  • analisi video delle proprie prestazioni;

  • riflessione scritta su errori, emozioni e decisioni;

  • routine strutturate prima della gara.


Gli arbitri sub-élite utilizzano spesso le stesse strategie, ma lo fanno soprattutto dopo una prestazione negativa oppure quando emerge un problema specifico. La differenza, quindi, non riguarda tanto gli strumenti utilizzati, quanto la continuità con cui vengono inseriti nella preparazione.


L'allenamento che nessuno vede

Gli autori introducono un concetto molto interessante: unmediated practice.


Si tratta di tutte quelle attività svolte individualmente, senza un allenatore presente, che permettono all'arbitro di riflettere sulla propria esperienza e trasformarla in apprendimento.


Ad esempio:

  • rivedere mentalmente una decisione presa durante una partita;

  • chiedersi quali informazioni non sono state colte;

  • annotare sensazioni ed emozioni dopo la gara;

  • immaginare come affrontare situazioni simili in futuro.


In altre parole, pensare diventa una forma di allenamento. Questa pratica permette di sviluppare quella che in psicologia viene definita metacognizione: la capacità di osservare il proprio modo di pensare, riconoscere gli errori e migliorare progressivamente il processo decisionale.


La differenza è nel metodo

Gli arbitri di alto livello non improvvisano la preparazione mentale, la inseriscono all'interno della normale settimana di allenamento. Una possibile organizzazione potrebbe prevedere:

  • analisi video dopo la gara;

  • allenamento fisico accompagnato da esercizi di respirazione;

  • visualizzazione delle situazioni arbitrali più frequenti;

  • confronto con colleghi e osservatori;

  • routine pre-gara con obiettivi attentivi e self-talk;

  • revisione della prestazione al termine del match.

La preparazione mentale diventa così parte integrante della performance, esattamente come il lavoro atletico.


Un principio valido per tutti

Questo studio non riguarda soltanto gli arbitri. Il messaggio può essere esteso ad atleti, allenatori e psicologi dello sport. L'esperienza, da sola, non garantisce il miglioramento. Ciò che permette di crescere è la capacità di riflettere sulle proprie prestazioni, dare significato agli errori e costruire un metodo di apprendimento continuo.


È il principio della deliberate practice descritto da Ericsson: non basta accumulare ore di esperienza, serve un allenamento intenzionale, con obiettivi chiari, feedback e continua autoriflessione.


Conclusioni

Allenare la mente non significa semplicemente "pensare positivo", ma costruire un sistema di lavoro che permetta di affrontare la pressione con maggiore lucidità, imparare dagli errori e prepararsi alle sfide future.


Forse è proprio questa la caratteristica più interessante degli arbitri di alto livello: non aspettano che sia la partita a insegnare qualcosa, ma sono loro a trasformare ogni partita in un'occasione di apprendimento.


Perché il vero salto di qualità non avviene durante il fischio che cambia una gara. Avviene molto prima, quando si decide di allenare anche ciò che nessuno può vedere: la propria mente.


Se anche tu vuoi allenare la tua mente, contattami !

Bibliografia

Giske, R., Haugen, T., & Johansen, B. T. (2016). Training, Mental Preparation, and Unmediated Practice among Soccer Referees. Frontiers in Psychology, 7, 1144.

Ericsson, K. A. (2008). Deliberate Practice and Expert Performance.

Guillén, F., & Feltz, D. L. (2011). A Conceptual Framework for Referee Development.

Plessner, H., & Haar, T. (2023). Refereeing under Pressure.

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Sergio Costa - Psicologo dello Sport - Roma

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