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La formazione decisionale negli arbitri: tra passato, presente e futuro

Gli arbitri e i giudici di gara hanno un ruolo fondamentale nel contesto sportivo, in particolar modo hanno come obiettivo quello di garantire che il gioco si svolga in modo corretto e sicuro, facendo rispettare le regole.

 

decisioni arbitrali

A causa delle elevate aspettative di accuratezza nelle decisioni degli arbitri da parte di giocatori, allenatori, organizzazioni sportive e spettatori, il processo decisionale è quindi comunemente citato come l'abilità mentale più importante per gli arbitri (Kittel et al., 2019b; Morris & O'Connor, 2016). Tuttavia, la complessità delle richieste decisionali può variare a seconda dello sport arbitrato e della tipologia di arbitro. Ad esempio, ci sono tre o quattro arbitri di football australiano per partita, mentre nel calcio e nel rugby è previsto un arbitro centrale con il sostegno di due assistenti (Samuel et al., 2020).

 

Il numero di decisioni prese durante il gioco da parte degli arbitri è ampio, con studi che riportano che il numero di falli/calci di punizione fischiati da un arbitro può variare da 15 (Emmonds et al., 2015) a 44 per partita (Elsworthy et al., 2014; Helsen e Bultynck, 2004). Tuttavia, gli arbitri possono affrontare fino a 887 “momenti” decisionali per gara (Neville et al., 2016), inclusi casi in cui non dice nulla o non prende una decisione osservabile, facendo di fatto continuare il gioco.

 

Infatti, in letteratura si studia se le decisioni degli arbitri interattivi siano prese isolatamente, oppure tenendo conto dei giudizi precedenti e dei fattori contestuali come punteggio, tempo e posizione nell'area di gioco (Corrigan et al., 2018; Kittel et al., 2019d; Morris e O'Connor, 2016). Le ricerche hanno suggerito che ci sono, infatti, una serie di "regole non scritte" che gli arbitri prendono in considerazione quando decidono, come il comportamento dei giocatori (Jones et al., 2002) e le interazioni verbali (Cunningham et al., 2015, 2018), che richiedono però un equilibrio costante con alcuni imperativi del gioco quali l’equità, il regolamento e l’intrattenimento, così da preservare l’integrità della partita.

 

Anche l'attenzione visiva arbitrale è stata considerata una componente fondamentale dell'abilità di giudizio e del processo decisionale nello sport, con i ricercatori che suggeriscono che una migliore comprensione del comportamento dello sguardo dell'arbitro possa migliorare la formazione e l'educazione ai modelli di ricerca visiva e al processo decisionale (Abernethy & Russell, 1987; Hancock e Ste-Marie, 2013). Tuttavia, nessuno studio fino ad oggi ha tentato di progettare una formazione per migliorare lo sguardo dell’arbitro e le strategie di ricerca visiva, anche se l’utilizzo di dispositivi mobili di tracciamento oculare potrebbe essere un primo passo.

 

Ma come si può allenare il processo decisionale di un arbitro?

 

È stato riconosciuto che la partecipazione diretta allo sport, sia giocando che arbitrando, è la modalità ideale per sviluppare abilità decisionali specifiche per lo sport (MacMahon, Helsen, et al., 2007). Tuttavia, secondo la regola delle 10.000 ore, gli arbitri dovrebbero arbitrare un numero irraggiungibile di 5.000 partite per diventare esperti (Larkin et al., 2017). Pertanto, è necessario sviluppare metodi fuori campo per sviluppare tali capacità decisionali, come ad esempio arbitrando i loro colleghi in esercitazioni simulate, rivedendo e riflettendo sulle riprese di gioco e completando una formazione strutturata basata su video. Più recentemente, come si è visto nella serie TV UEFA Man in the Middle (UEFA, 2019), anche gli arbitri di calcio hanno iniziato a svolgere allenamenti decisionali sul campo, sotto sforzo fisico, per simulare la revisione sul campo con la VAR. Tuttavia, l'ambiente presenta dei limiti in quanto non ci sono tifosi, i giocatori in genere non replicano un'elevata velocità di gioco e il singolo argomento riflette uno scenario inventato in cui è richiesta una decisione.

 

formazione arbitrale

L'allenamento in aula, invece, è spesso una rivisitazione di partite e situazioni recenti in cui vengono evidenziati errori di decisione, posizionamento, gestione del giocatore, con l'intenzione che il singolo o il gruppo traggano insegnamento, anche grazie ad un feedback unico e immediato. Tuttavia, un limite della formazione basata su video è la convinzione che esista una presunta decisione corretta e oggettiva per ogni scenario presentato (O’Brien & Rynne, 2020).


Un approccio alternativo è quello implicito, in cui gli arbitri non ricevono istruzioni o feedback mentre intraprendono la formazione basata su video. È stato riportato che ricevere meno istruzioni e feedback durante l'allenamento porta a miglioramenti delle prestazioni in ambienti stressanti (Raab, 2003). La formazione esplicita, invece, può portare a miglioramenti più rapidi delle prestazioni, ma allo stesso tempo a una minore conservazione della conoscenza e a una diminuzione delle prestazioni competitive (Raab, 2003; Smeeton et al., 2005).

 

Per questi motivi, l’apprendimento riflessivo può essere utilizzato per comprendere meglio il punto di vista dell’arbitro durante la partita, così da aiutarlo a prendere una decisione accettabile. Ciò potrebbe superare i limiti delineati da O’Brien e Rynne (2020), secondo i quali la formazione decisionale si concentra comunemente sull’unica decisione corretta. Questo metodo può creare un approccio più implicito o autoguidato per una maggiore conservazione dell’apprendimento in assenza di feedback o istruzioni (Masters, 1992; Raab, 2003). Pratiche riflessive fuori dal campo, come l’autoanalisi, il ragionamento decisionale o l'interpretazione dei segnali percettivi del contesto e del giocatore, possono aiutare gli arbitri anche a integrare la tradizionale mancanza di ore di pratica deliberata concessa agli ambienti di apprendimento arbitrali (MacMahon, Helsen, et al., 2007; Mascarenhas et al., 2002; Samuel, 2017).

 

Per concludere, gli studi futuri potrebbero quindi includere alcuni o una combinazione dei fattori sopra elencati per essere più rappresentativi delle decisioni di gioco, nonchè cercare un approccio più qualitativo in cui vi sia un feedback personalizzato durante e dopo la formazione, accompagnato da una valutazione qualitativa dell’esperienza del partecipante.

 

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Bibliografia

Per tutti i riferimenti bibliografici consultare l’articolo di Aden Kittel, Ian Cunningham, Paul Larkin, Matthew Hawkey, Geraldine Rix-Lièvre, Decision-making training in sporting officials: Past, present and future, Psychology of Sport and Exercise, Volume 56, 2021, 102003, ISSN 1469-0292, https://doi.org/10.1016/j.psychsport.2021.102003.

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