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Self-talk nel tennis: come allenare le parole che guidano il gesto

3 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

«Concentrati». «Muovi le gambe». «Preparati».

Durante un allenamento queste indicazioni possono arrivare dal maestro, ma anche dalla voce del giocatore stesso. Che cosa rende una parola utile? Il significato che assume per chi la usa e l’azione che permette di richiamare.


Uno studio di Galanis e colleghi (2026) ha esaminato proprio questa possibilità: allenare specifiche parole guida insieme alla tecnica, osservandone gli effetti su una sequenza di colpi nel tennis.


self-talk nel tennis

Che cos’è il self-talk nel tennis?


Il self-talk è il dialogo che un atleta rivolge a sé stesso, mentalmente o ad alta voce. Nella sua forma strategica e istruttiva, consiste nell’utilizzare parole o brevi indicazioni, scelte e allenate, per guidare l’esecuzione di un compito.



Per esempio, «gambe» può richiamare un’indicazione tecnica già compresa e sperimentata. La parola diventa così un promemoria sintetico: il giocatore sa a quale azione si riferisce e quando utilizzarla.

Questo collegamento è essenziale. La stessa parola può essere chiara per un atleta e vaga per un altro, quindi, prima di usarla, occorre costruirne il significato.


Che cosa ha studiato la ricerca?

Lo studio ha coinvolto 50 giovani tennisti principianti, con un’età media di circa 13 anni, uno o due anni di pratica e nessuna precedente esperienza agonistica.

I partecipanti provenivano da due accademie e hanno seguito lo stesso programma tecnico per cinque settimane. Uno dei gruppi ha integrato la pratica con un piano di self-talk istruttivo, allenato due volte alla settimana.


Le parole utilizzate richiamavano braccio, gambe e tronco ed erano associate a indicazioni relative ai diversi colpi. I ricercatori spiegavano:

  • che cosa dire;

  • quando dirlo;

  • quale azione richiamare.


Le parole venivano prima praticate separatamente e poi combinate, e la valutazione prevedeva una sequenza composta da servizio, diritto, rovescio e due volée, con l’aiuto di una macchina sparapalle. L’obiettivo era osservare la prestazione attraverso più gesti consecutivi, anziché un solo colpo isolato.


Le parole guida hanno migliorato la prestazione?

Al termine delle cinque settimane, il gruppo che aveva allenato il self-talk ha ottenuto risultati migliori rispetto al gruppo di controllo nelle categorie di colpi valutate e nel punteggio complessivo della sequenza.


Gli autori suggeriscono che le parole possano aver aiutato i giocatori a spostare l’attenzione tra le diverse richieste del compito. L’attenzione, però, non è stata misurata direttamente: questa spiegazione resta un’interpretazione del miglioramento osservato. Vanno considerati anche altri limiti. I giocatori erano raggruppati per accademia, senza assegnazione casuale individuale, e il test si svolgeva in condizioni controllate. Una partita presenta maggiore imprevedibilità.


La ricerca offre quindi un risultato interessante sull’apprendimento nei principianti. Non dimostra che quelle stesse parole siano adatte a qualsiasi giocatore o producano automaticamente gli stessi effetti in gara.


Come integrare il self-talk nell’allenamento?

Lo spunto più concreto riguarda il modo in cui la strategia è stata insegnata: le parole venivano spiegate e praticate insieme ai movimenti.


Nel lavoro sul campo, questo apre un confronto tra atleta, allenatore e psicologo dello sport. Quale azione vogliamo richiamare? L’indicazione è comprensibile? Quando può essere utilizzata? Aiuta il giocatore oppure aggiunge un’informazione difficile da gestire?


Esiste un collegamento con il feedback dell’allenatore: un’indicazione esterna può diventare un richiamo che l’atleta impara a utilizzare autonomamente. Questo passaggio richiede comprensione, pratica e confronto. Le parole vanno adattate al compito e al livello del giocatore. I richiami al corpo utilizzati in questo studio con principianti non costituiscono una ricetta da trasferire automaticamente ai tennisti esperti.


Un esercizio per iniziare: una parola, un’azione

Questa è una proposta applicativa ispirata al tema della ricerca, non una riproduzione del protocollo sperimentale. Durante un’esercitazione conosciuta:

  1. Individua con il tecnico un obiettivo preciso, collegato al lavoro che stai già svolgendo.

  2. Concorda una parola breve e spiega con parole tue quale azione dovrebbe richiamare.

  3. Definisci quando utilizzarla e provala durante l’esercizio (ad esempio, prima di impattare).

  4. Confrontati al termine: era chiara? Riuscivi a usarla nel momento previsto? Che cosa avete osservato nell’esecuzione?


Il primo obiettivo è capire se la parola sia utilizzabile e coerente con il compito. Un singolo tentativo non permette di valutarne l’efficacia: nello studio, la strategia è stata praticata per diverse settimane.


Domande frequenti sul self-talk nel tennis

Quali parole è meglio utilizzare?

Non emerge da questo studio una parola migliore per tutti. Le indicazioni utilizzate richiamavano specifici aspetti tecnici. La scelta deve tenere conto di ciò che il giocatore comprende, del suo livello e del compito.


Bisogna pronunciare le parole ad alta voce?

Nello studio venivano pronunciate ad alta voce per verificarne l’utilizzo. La ricerca non confrontava questa modalità con il dialogo silenzioso, quindi non permette di stabilire quale sia più efficace.


Vuoi lavorare sulla preparazione mentale nel tennis?

Se sei un atleta, un allenatore o un responsabile di una scuola tennis, possiamo approfondire come integrare il dialogo interno e le strategie mentali nella pratica, in relazione agli obiettivi e alle esigenze del giocatore.


Sono Sergio Costa, psicologo dello sport e dottore di ricerca in Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche. Da oltre quindici anni lavoro con atleti, allenatori, arbitri, staff e società sportive attraverso consulenza, formazione e attività sul campo.


Bibliografia

Galanis, E., Kouvarakis, P., Kouli, O., Krommidas, C., Comoutos, N., Hatzigeorgiadis, A., & Theodorakis, Y. (2026). The Effects of a Strategic Instructional Self-Talk Intervention on Performance in a Complex Tennis Rally. Behavioral Sciences, 16(1), 87. https://doi.org/10.3390/bs16010087

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Sergio Costa - Psicologo dello Sport - Roma

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