Come le aspettative dei genitori influenzano la motivazione dei figli: il ruolo del perfezionismo nello sport e nella scuola
- Sergio Costa
- 16 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
Ogni genitore desidera vedere il proprio figlio crescere, migliorare e raggiungere i propri obiettivi, per questo è normale avere aspettative. È normale incoraggiare, dare consigli e sperare che un figlio dia il massimo.
Ma dove si trova il confine tra uno stimolo positivo e una pressione che rischia di diventare controproducente?

È una domanda che, come psicologo dello sport, mi viene posta molto spesso da genitori di giovani atleti.
Molti hanno paura di essere troppo esigenti. Altri, al contrario, temono di esserlo troppo poco.
La risposta, però, potrebbe non dipendere tanto da quante aspettative abbiamo, quanto da come queste vengono percepite dai nostri figli.
Ed è proprio questo il tema affrontato da una recente ricerca pubblicata sulla rivista Social Psychology of Education.
Quando il problema non sono le aspettative
Una delle conclusioni più interessanti dello studio è che avere aspettative elevate non rappresenta necessariamente un problema. Anzi, i ragazzi che sviluppano standard elevati verso se stessi possono essere molto motivati, desiderosi di migliorare e orientati all'apprendimento.
In altre parole, voler fare bene non significa automaticamente essere perfezionisti in senso negativo.
Questo è un messaggio importante.
Troppo spesso il perfezionismo viene considerato come qualcosa da eliminare.
La ricerca suggerisce invece una distinzione fondamentale:
esiste una grande differenza tra cercare l'eccellenza e pretendere la perfezione.
Il vero rischio: la paura di sbagliare
Il problema emerge quando gli standard elevati si trasformano in una continua paura dell'errore. Lo studio mostra che molti ragazzi iniziano imponendosi obiettivi molto ambiziosi. Successivamente, però, possono iniziare a vivere ogni errore come una minaccia. Da quel momento il dialogo interno cambia.
Non pensano più:
"Come posso migliorare?"
Ma iniziano a chiedersi:
"E se sbaglio?" "E se deludo qualcuno?" "E se dimostro di non essere abbastanza bravo?"
È qui che nasce il perfezionismo disfunzionale. Non dalla ricerca del miglioramento, ma dalla paura costante del giudizio.
Il ruolo dei genitori
Secondo gli autori, i genitori influenzano profondamente questo processo, ma non nel modo che spesso immaginiamo. Non è sufficiente chiedere tanto ai propri figli perché questi sviluppino ansia o paura. Conta soprattutto il clima relazionale.
Due genitori possono avere aspettative molto elevate. Uno riesce a trasmettere fiducia. L'altro comunica, anche involontariamente, che l'errore non è accettabile. La differenza, per il ragazzo, è enorme.
Nel primo caso le aspettative diventano uno stimolo. Nel secondo diventano pressione.
Cosa significa nello sport?
Pur essendo stata svolta in ambito scolastico, questa ricerca sembra descrivere perfettamente ciò che osserviamo ogni giorno nello sport giovanile.
Pensiamo ad un giovane tennista. Se percepisce che il proprio valore dipende dal risultato della partita, ogni errore assumerà un peso enorme. Ogni doppio fallo, ogni diritto sbagliato, ogni sconfitta, diventeranno prove della propria inadeguatezza. Se invece cresce in un ambiente nel quale il risultato rappresenta solo una parte del percorso, lo stesso errore può trasformarsi in un'occasione di apprendimento.
L'errore rimane, ma cambia completamente il significato che gli viene attribuito. Ed è proprio questo significato che influenza motivazione, fiducia e benessere psicologico.
Genitori perfetti non esistono
Un altro messaggio molto importante dello studio riguarda proprio i genitori. L'obiettivo non deve essere quello di eliminare ogni aspettativa, né tantomeno quello di evitare qualsiasi richiesta.
I ragazzi hanno bisogno di adulti che credano nelle loro possibilità, hanno bisogno di obiettivi, di regole e di responsabilità.
Ciò che cambia tutto è il modo in cui questi messaggi vengono comunicati. Quando un figlio percepisce che l'amore, il sostegno e la fiducia dei genitori non dipendono dal risultato ottenuto, sarà molto più probabile che sviluppi una motivazione sana.
Cosa possono fare concretamente i genitori?
Alcune semplici attenzioni possono fare una grande differenza:
valorizzare l'impegno prima del risultato;
parlare dell'errore come parte naturale dell'apprendimento;
fare domande prima di dare giudizi;
evitare confronti continui con altri ragazzi;
aiutare i figli a costruire obiettivi di miglioramento personale;
ricordare che il valore di una persona non coincide mai con una prestazione.
Educare significa accompagnare, significa aiutare un ragazzo a costruire fiducia nelle proprie capacità, senza trasformare ogni errore in un fallimento.
Le aspettative possono essere una straordinaria risorsa, ma diventano un problema solo quando il messaggio che arriva ai figli non è "crediamo in te", ma "vali solo quando ottieni il risultato che ci aspettiamo".
È una differenza sottile, ma, come mostra questa ricerca, può cambiare profondamente il modo in cui un ragazzo affronta lo studio, lo sport e le sfide della vita.
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Riferimenti bibliografici
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