Esiste una Zona Ottimale del coinvolgimento genitoriale nello Sport?

I genitori rappresentano un elemento imprescindibile, una grande forza lavoro volontaria, senza la quale molti bambini semplicemente non sarebbero in grado di continuare il loro sport. Tuttavia, alcuni allenatori affermano di poter lavorare in modo più efficace se i genitori si tenessero alla larga; inoltre, alcuni giovani atleti affermano di volere più spazio per stare con i loro compagni e per crescere autonomamente lontano dai loro genitori (David et al., 1999; Edwards et al., 2000).


Trovare un modo per rispettare i desideri e i ruoli di tutte le parti, ottimizzando il benessere e lo sviluppo personale, sociale e intellettuale del giovane atleta, mantenendo un equilibrio tra questi elementi, è la sfida che gli Psicologi dello Sport dovrebbero riuscire a portare avanti.


Tra i primi modelli sul coinvolgimento dei genitori nello sport emerge quello elaborato da Hellstedt (1987; 2005) chiamato Parental Involvement Continuum, originariamente sviluppato dalla teoria dei sistemi familiari, che definisce i genitori come sottocoinvolti, coinvolti e sovra coinvolti nell’attività sportiva dei figli. Secondo il modello, il coinvolgimento moderato rappresenta la zona di comfort, l’ideale, mentre il sottocoinvolgimento si riferisce al genitore disinteressato e male informato, dove gli adolescenti possono avvertire una mancanza d’investimento emotivo, finanziario o funzionale, rendendo così più difficile per loro intraprendere una carriera sportiva. Il sovra coinvolgimento, invece, si riferisce al genitore fanatico, dove la pressione può essere dannosa, in quanto i bisogni dei genitori vengono soddisfatti attraverso l'attività sportiva dei figli, non differenziando le proprie aspettative dalle loro.


Anche Grenfell e Rinehart (2003) utilizzano un continuum per descrivere la gamma di approcci genitoriali allo sport, dove ai due estremi troviamo il genitore supportivo, positivo, e quello cospicuo, negativo. Questo lavoro si basa sulla teoria dello scambio sociale (costo/beneficio), che coinvolge il bambino in "stringhe" emotive, diventando per i genitori un'opportunità per dimostrare abilità, status, capitale simbolico e potere. Ad esempio, la volontà dei genitori di maggiore professionalità dei propri figli mette in gioco obiettivi sociali come il riconoscimento e il senso di appartenenza, che favoriscono un ambiente competitivo ancora più esigente (Domingues & Gonçalves, 2013).


Al fine di creare un modello esaustivo rispetto a quelli presentati, Brackenridge e colleghi (2004; 2005), attraverso l'utilizzo di dati qualitativi, hanno sviluppato l'Activation States Model, frutto dell'impegno e del coinvolgimento del genitore nello sport. Nato nell'ambito della tutela dell'infanzia nel calcio giovanile, il modello individua i seguenti stati di attivazione: oppositivo, inattivo, reattivo, attivo, proattivo e iperattivo.


Secondo tale modello, la Zona Ottimale del genitore (da non confondere con l’IZOF, cioè la Zona di Funzionamento Ottimale dell’atleta) rappresenta l'area in cui la soddisfazione dell'atleta/bambino e l'impegno dei genitori si incontrano in modo positivo, e avviene grazie a diverse forme di coinvolgimento genitoriale, distinguendo tra:

  • il linguaggio (cosa dicono i genitori),

  • le conoscenze e le esperienze (cosa sanno i genitori),

  • i sentimenti (cosa provano i genitori),

  • le azioni (cosa fanno o hanno fatto i genitori).

Nell'immagine seguente ho riportato un schema che rappresenta come le varie forme di coinvolgimento genitoriale possano essere influenzate dai loro comportamenti, pensieri ed emozioni nei confronti dei propri bambini/e.

Nell'immagine seguente ho riportato un schema che rappresenta come le varie forme di coinvolgimento genitoriale possano essere influenzate dai loro comportamenti, pensieri ed emozioni nei confronti dei propri bambini/e.

Distinguere tra queste differenti forme permette di permutare le tante e diverse combinazioni che esistono: ad esempio, un genitore può avere scarse conoscenze dello sport del figlio ma esserne molto entusiasta; un altro potrebbe avere una conoscenza eccellente ma essere ostile, e così via. In questo modo, il modello consente la creazione di diversi profili di attivazione in differenti situazioni. Per questo motivo il modello deve essere utilizzato in modo flessibile, consentendo ai bambini stessi di indicare quale profilo è più adatto in ogni fase del loro sviluppo sportivo, nell’immediato e a lungo termine.


Concludendo, uno degli obiettivi di questo articolo, e in generale di uno Psicologo dello Sport che lavora nei settori giovanili, è proprio quello di far emergere le sfumature del coinvolgimento genitoriale e di costruire un modello ottimale che possa poi essere tradotto attraverso una formazione adeguata. Per fare ciò, è necessario indagare il dinamismo e la complessità dell'interazione tra i diversi fattori nella percezione della genitorialità sportiva, al fine di costruire un ambiente sportivo positivo e sano (Knight, Berrow & Harwood, 2017), grazie anche all’aiuto e al sostegno di psicologi dello sport.


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Sergio Costa

Psicologo dello Sport

PhD in Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche

Preparatore Mentale FIT

https://www.sergiocostapsicologosport.com/


BIBLIOGRAFIA

Brackenridge, C.H., Bringer, J.D., Cockburn, C., Nutt, G., Pawlaczek, Z., Pitchford, A., & Russell, K. (2004). The Football Association’s Child Protection in Football Research Project 2002-2006: Rationale, design and first year results. Managing Leisure – An International Journal, 9, 30-46.

Brackenridge, C.H., Pawlaczek, Z., Bringer, J.D., Cockburn, C., Nutt, G., Pitchford, A., & Russell, K. (2005). Measuring the impact of child protection through Activation States. Sport, Education and Society 10(2), 239-256.

Grenfell, C.C., & Rinehart, R.E. (2003). Skating on thin ice: human rights in youth figure skating. International Review for the Sociology of Sport, 38(1), 79-97.

Hellstedt, J. C. (1987). The coach | parent | athlete relationship. The Sport Psychologist, 1, 10.

Hellstedt, J. C. (2005). Invisible players: A family systems model. Clinics in Sports Medicine, 24, 899–928.

Knight, C.J., Berrow, S.R. and Harwood, C.G., (2017). Parenting in sport. Current Opinion in Psychology, 16, 93-97.

Moller, E. L., Majdandzic´, M., De Vente, W., & Bo¨gels, S. M. (2013). The evolutionary basis of sex differences in parenting and its relationship with child anxiety in Western societies. Journal of Experimental Psychopathology, 4, 88–117.