Quali stress provano i genitori? Confronto tra tennis e calcio

I genitori svolgono un ruolo fondamentale nel plasmare e influenzare i risultati e le esperienze dei loro figli nello sport (ad esempio, Cote, 1999). Secondo Fredricks ed Eccles (2004; 2005) le influenze positive e potenzialmente negative che i genitori esercitano possono essere attribuite ai loro ruoli di:

  • organizzatori (ad es. trasporto, finanziamento, volontariato);

  • modelli (essendo degli esempi comportamentali);

  • interpreti (ad es., giudicare competenze/capacità, successo e fallimento).

Fonti di stress nel calcio e nel tennis

A causa di queste responsabilità, purtroppo, molti genitori hanno espresso difficoltà nel controllare le proprie emozioni quando osservano i propri figli fare sport e percepiscono diversi fattori e fonti di stress (Jowett & Timson-Katchis, 2005).


I risultati di un'indagine con i genitori di tennisti britannici hanno rivelato 7 fattori di stress: gli allenatori, l’aspetto economico, il tempo, gli altri figli, le competizioni, l’organizzazione e lo sviluppo sportivo (Harwood & Knight, 2009a). Questi ultimi 3 fattori di stress sono stati identificati come i tre domini più importanti per un ulteriore campione di genitori di tennisti nel Regno Unito (Harwood & Knight, 2009b). Il dominio competitivo è apparso molto stressante per i genitori in tutte le fasi di sviluppo (Harwood & Knight, 2009b), e comprende la partecipazione alla gara, i comportamenti dell’avversario e di altri genitori, nonché l'atteggiamento e le capacità del bambino stesso. È all’interno di questo contesto che spesso i genitori si trovano sopraffatti dalle richieste emotive della partecipazione sportiva dei loro figli (Harwood & Knight, 2009a). In quanto tale, lo stress competitivo sperimentato dai genitori è stato associato a una genitorialità disadattativa, che mette in atto comportamenti punitivi, commenti dispregiativi o amore condizionato al risultato nei confronti del proprio figlio (Bois et al., 2009).


Ma cosa succede negli sport di squadra?


Uno studio qualitativo ha indagato i fattori di stress dei genitori all'interno del calcio giovanile (Harwood et al., 2010). Basandosi sul modello evolutivo di partecipazione sportiva di Cote e colleghi (Cote, 1999; Cote & Vierimaa, 2014), questo studio ha chiarito se le esperienze di stress dei genitori differissero nello sviluppo sportivo dei bambini. Gli autori hanno concluso che i processi inerenti alla struttura di un'accademia, come i modelli di comunicazione tra genitori e allenatori, l'incertezza sulla firma o il rilascio di un bambino, hanno conseguenze relative al modo in cui i genitori percepiscono e valutano le esperienze e i risultati competitivi dei loro figli.


Recentemente, Eckardt, Dorsch e Lobinger (2022) hanno provato a identificare i fattori di stress, nonché le emozioni associate, dei genitori nelle accademie di calcio giovanile d'élite tedesche. Lo studio ha dimostrato che i fattori di stress che coinvolgono il bambino rappresentano la categoria principale, con circa la metà delle situazioni riportate dai genitori. Nella maggior parte delle sottocategorie, le difficoltà emotive dei genitori appaiono strettamente legate al loro ruolo di supporto e alle preoccupazioni per il benessere fisico del bambino, il che sottolinea la necessità di una valutazione olistica delle fonti di stress. Allo stesso modo, i genitori hanno spesso segnalato difficoltà nel gestire le emozioni quando guardano il loro bambino competere, il che sembra essere una caratteristica unica che contribuisce ai fattori di stress legati al bambino e che non è influenzata dall’esperienza sportiva (agonistica o calcistica) del genitore.


Anche le esperienze con altri genitori di calcio sono state altamente salienti e stressanti, al contrario delle ricerche precedenti (Harwood et al., 2010). In particolare, l'elevata percentuale, gravità e volgarità della cattiva condotta verbale segnalata è preoccupante, visti gli effetti potenzialmente dannosi del comportamento verbale collaterale dei genitori sul benessere dei bambini (Dorsch et al., 2015; Holt et al., 2009). Invece, la concorrenza all'interno della comunità dei genitori era un fattore di stress poco percepito, tuttavia, sembra essere ugualmente allarmante poiché il sostegno tra i genitori è stato identificato come una strategia di coping positiva (Burgess et al., 2016; Knight & Holt, 2013; Lienhart et al., 2020).


Ulteriori risultati hanno evidenziato che i genitori percepivano i fattori di stress relativi all'allenatore molto più spesso come una sfida rispetto a quelli che coinvolgevano il proprio figlio o altri genitori di calcio. Tuttavia, questi risultati dovrebbero essere trattati con cautela a causa delle stime di affidabilità parzialmente basse. Per quanto riguarda le esperienze emotive dei genitori, le analisi specifiche per fattori di stress hanno rivelato una differenza significativa nei punteggi della rabbia che era più alta nelle situazioni stressanti con l'allenatore, il che è supportato dalla precedente letteratura sui genitori sportivi (Omli & LaVoi, 2012). Come suggeriscono i risultati, la comunicazione tra gli allenatori e i genitori potrebbe aiutare sia ad alleviare lo stress dei genitori sia a coinvolgerli per la crescita del proprio figlio se tempestiva ed informativa.


Cosa consiglio per concludere...


E' difficile risalire all'origine esatta dei fattori di stress percepito, soprattutto perché le tre categorie di stressor più importanti (cioè, "bambino", "altri genitori di calcio" e "allenatore") sono strettamente interconnesse, mostrando una cosiddetta causalità circolare. La causalità circolare è uno dei principi centrali della teoria dei sistemi familiari e descrive una natura reciproca delle interazioni e delle dinamiche all'interno di un sistema (Kelledy & Lyons, 2019). Va oltre una relazione di causa-effetto lineare e assume un punto di vista relazionale assumendo che gli individui abbiano un'influenza reciproca simultanea l'uno sull'altro (Bateson & Donaldson, 1991). Un esempio nei dati che riflette la causalità circolare riguarda l'allenatore che non spiega al bambino o al genitore perché non era nella formazione titolare, il che quindi ha un impatto sia sul bambino (es. è triste, piange) che sul genitore (es. è arrabbiato), nonchè sulla relazione genitore-figlio (cioè la tristezza dei genitori dovuta alla tristezza del bambino). Ad oggi, una tale concettualizzazione sequenziale e relazionale dello stress dei genitori nello sport giovanile è in gran parte assente (vedi Neely et al., 2017 per l'eccezione) ma sembra altamente rilevante data l'inevitabile interdipendenza tra il sottosistema famiglia e il sottosistema di squadra a cui il bambino l'atleta appartiene (Dorsch et al., 2020).


Gli allenatori e lo staff delle accademie di calcio dovrebbero quindi essere consapevoli dei fattori di stress che i genitori devono affrontare durante le fasi del percorso sportivo del loro bambino (Cote, 1999; Cote & Vierimaa, 2014; Newport et al., 2020), nonché incoraggiare interazioni e relazioni positive tra i genitori e altri attori del sistema sportivo giovanile attraverso incontri formativi specifici.


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Sergio Costa

Psicologo dello Sport

PhD in Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche

Preparatore Mentale FIT

https://www.sergiocostapsicologosport.com/


BIBLIOGRAFIA

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